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Jack lo squartatore secondo Michelle Dresdold

martedì, 31 agosto 2010

Premessa

In un articolo precedente ho stilato un succinto profilo grafologico di Jack lo Squartatore, sulla base della lettera nota come "From Hell". Mentre leggevo l’interessante libro di Michelle Dresbold, Sex, Lies and Handrwriting, ho scoperto che l’autrice ha fatto altrettanto. Quella che segue è la mia traduzione in italiano dei passi più significativi del capitolo 19 dal titolo "The Letter from Hell".

Come si vedrà Michelle Dresbold non solo pretende di risalire al profilo di personalità di Jack The Ripper ma arriva anche ad avanzare un’interessante ipotesi sulla sua identità, sulla base di considerazioni sia di carattere grafologico che peritale. Utilizza quindi una metodologia mista. Da una parte trae dal profilo di personalità delle indicazioni, per altro molto circostanziate, su che tipo di persona Jack dovrebbe essere. Dall’altra confronta la lettera From Hell con la scrittura di un possibile sospetto, arrivando a concludere per l’identità di mano.

Su entrambi questi procedimenti ho (ed avrò) molto da dire e da ridire. Per quanto riguarda la parte più propriamente grafologica teniamo conto del fatto che la Dresbold è una grafologa americana, e che nelle sue analisi di personalità si spinge molto a fondo. Teniamo presente anche che quanto più i significati dei segni si allontanano da considerazioni di senso comune, o da queste deducibili, o empiricamente verificabili, tanto più alto è il rischio di errore, ovvero di prendere "lucciole per lanterne".

Un conto è affermare che chi scrive velocemente pensa velocemente – il che è quasi pacifico –un altro conto è sostenere che chi nella scrittura presenta delle forme che assomigliano a dei falli ha una sessualità deviata (cosa che, ad esempio la Dresbold afferma). Nel primo caso non ci allontaniamo molto dall’evidenza, nel secondo caso stiamo sostenendo qualcosa di possibile, forse anche di plausibile – almeno sulla base dei riscontri che la Dresbold porta a sostegno di questa tesi – ma certamente non stiamo sostenendo niente che vada al di là di ogni legittimo dubbio.

La cautela è quindi d’obbligo, sebbene molte delle evidenze che la Dresbold porta siano suggestive. Il fatto quindi che io riporti questa traduzione non significa in alcun modo che io la sottoscriva in ogni sua parte o che sosttoscriva la metodologia grafologica che la Dresbold usa (di fatto molto centrata sui particolari infimi della scrittura e molto poco sulle caratteristiche più generali). Di fatto non sottoscrivo in pieno nessuna delle due, ma mi sembra comunque utile leggere e analizzare quando la Dresbold ha da dirci.

Un paio di parole vanno spese anche sulla metodologia mista a cui la Dresbold ricorre utilizzando sia la grafologia di personalità che quella peritale per l’identificazione del presunto Jack lo Squartatore. Per quanto questa metodologia possa essere appropriata per un libro di grafologia divulgativa, che mira a "colpire" il lettore, non sarebbe certamente adeguata in un Tribunale, dove solo la grafologia peritale ha luogo.

In altri termini, non si può riconoscere legalmente l’identità di qualcuno ricorrendo a considerazioni sulla sua presunta personalità desunta dalla scrittura – almeno in Italia e nella legislazione italiana – ma solo, eventualmente, tramite un confronto tra una scrittura di certa attribuzione e una scrittura in verifica. Il confronto in questo caso verte esclusivamente sul piano della scrittura e non si quello della personalità (eventualmente) desunta dalla scrittura. La grafologia peritale mira in altri termini alla certezza, non alla mera possibilità o plausibilità.

Infine, e qui chiudo questa tediosa premessa, avrò da dire qualcosa anche sulla parte squisitamente peritale, che non mi vi convince a fondo. In altri termimi, ricordiamo che i libri di grafologia divulgativa (e quelli americani in particolare) sono spesso alquanto superficiali e tendono spesso a fare il passo più lungo della gamba. Non è detto che la Dresdold l’abbia fatto, ma non è detto nemmeno il contrario.