Jack lo squartatore: il contributo della grafologia di personalità

Il caso di Jack lo squartatore continua ad affascinare anche se sono ormai passati più di 130 anni da quando nel 1888 cinque prostitute furono uccise e mutilate nel quartiere di Whitechapel a Londra.

Tra le centinaia di  lettere giunte alla polizia e ai giornali dell’epoca soltanto tre di esse sono state associate con qualche credibilità a Jack lo squartatore: la lettera Dear Boss che porta la data del 1888, la cartolina Saucy Jack del 1 ottobre dello stesso anno, e la lettera "From Hell" del 16 ottobre.

Proporremo in questa sede alcune considerazioni peritali e grafologiche. Dobbiamo tuttavia precisare che una vera e propria perizia in assenza dei documenti originali è impossibile e che ci limiteremo pertanto ad alcune sommarie considerazioni che potranno essere eventualmente smentite qualora emergessero altri elementi non rilevabili dalle riproduzioni.

La Dear Boss Letter è la prima lettera che porta la firma "Jack the Ripper". Scritta in inchiostro rosso contiene numerosi errori di punteggiatura e ortografia. L’autore scrive tra l’altro che "Al prossimo lavoro strapperò le orecchie della signora e le manderò alla polizia, giusto per scherzo".  La lettera fu inizialmente ritenuta non autentica ma quando il cadavere di Catherine Eddowes, la quarta vittima del serial killer, fu trovato con un orecchio strappato la sua autenticità venne riconsiderata.

Philip Sugden nota tuttavia che le orecchie di Catherine non furono mai inviate alla polizia come minacciato dall’autore della missiva nonostante il killer avesse avuto tutto il tempo di rimuoverle poiché il corpo presentava estese ed evidenti mutilazioni.

Dal punto di vista grafologico la lettera si caratterizza per una notevole compostezza dell’insieme che fa pensare al segno Levigata. È presente una forte inclinazione verso destra, parallelismo degli assi letterali, un notevole spazio tra parole, un discreto spazio tra lettere. La tenuta del rigo è mediocre in quanto è presente il segno Discendente (a scaglioni) sia alla fine che all’inizio del rigo. Sono presenti lettere ammanierate, come la D iniziale e la H maiuscola, ed m e n ad arcata. La pressione è notevole, ma tutto sommato relativamente ben gestita, soprattutto se si prende come termine di paragone la successiva lettera From Hell (v. infra). I tagli delle t sono di varia foggia: ve ne sono di corti e marcati e altri di lanciati. Tra i gesti caratteristici annoveriamo una I maiuscola fatta ad amo.

È dubbio che si possa grafologare una scrittura così ammanierata e accurata. Se ci dovessimo basare solo su questa scrittura dovremmo dire che lo scrivente è una persona estremamente controllata in quanto l’emotività, pur presente, è gestita dalla ragione. Non avremmo a che fare con una persona impulsiva ma con un attento calcolatore caratterizzato da metodicità e da una notevole precisione esecutiva.

Ciononostante le variazioni nella dimensione letterale sono notevoli, e talora disarmoniche, il che ci dice che la persona in questione non è così fredda come vorrebbe apparire (si noti il repentino aumento di calibro della g di Grand) e che sotto la maschera potrebbe nascondere una certa turbolenza istintuale.

Dal momento che non abbiamo l’originale non ci pronunceremo sulla possibilità di dissimulazione ma si può senz’altro affermare che questa scrittura non appare molto spontanea e che è probabile che lo scrivente abbi cercato di celarsi dietro un esercizio calligrafico. Lo sforzo esecutivo potrebbe spiegare il Discendente come anche il Largo tra parole che sarebbe dettato in questo caso dall’esigenza di controllare attentamente la propria grafomotricità.

La sincerità di costui può essere messa senz’altro in discussione. È una comunque una scrittura che indica una buona capacità grafomotoria e un livello culturale certamente non basso.

La seconda scrittura che abbiamo a disposizione è la cartolina nota come Saucy Jack. Anche in questo caso l’autore lascia dei presunti indizi che, almeno secondo le sue intenzioni, dovrebbero corroborarne l’identità. Scrive infatti "domani doppio evento" con riferimento all’omicidio di Elizabeth Stride e Catherine Eddowes che vennero uccise nelle prime ore del 30 ottobre 1888.

Nonostante questa suggestiva "profezia" è stato notato che il timbro postale risale a più di 24 ore dopo il crimine. Si potrebbe quindi trattare, anche in questo caso, di un millantatore. Lo stile è piuttosto diverso da quello della prima scrittura e appare più spontaneo. È presente una minore cura del grafismo e l’impressione generale è di maggiore disordine e minore compostezza.

Il largo tra parole è discreto nonostante lo spazio sia ridotto (si tratta di una cartolina) e anche la larghezza tra lettere risulta buona, come nella scrittura precedente.

Ci sono soprattutto delle evidenti analogie dal punto di vista formale: le I ad amo, la forma delle k, il collegamento th, l’ambito di variabilità delle t (da sparate e a "mazza" a corte e fiacche), alcuni tratti orizzontali finali come nella t di "tip" (terza riga). È simile anche la dinamica del discendente, anche in questo caso a scaglioni, e più pronunciato in finale di rigo

In sintesi, nonostante la diversità dello stile ci sono molti argomenti a favore dell’ipotesi che le prime due scritture siano della stessa mano. Le diversità tra i due scritti, pur presenti, si spiegherebbero con una maggiore cura nel primo scritto e con una maggiore spontaneità nel secondo.

L’ultima lettera da prendere in considerazione è quella nota come From Hell che venne recapitata con l’accompagnamento di un macabro reperto: una scatola contenente la metà di un rene umano conservato in alcol etilico. Il cadavere della Eddowes fu in effetti trovato privo di un rene e secondo un medico dell’epoca, che aveva esaminato entrambi, vi era compatibilità.

Grafologicamente non ci sono dubbi sul fatto che l’autore di questa terza lettera non sia l’autore delle prime due. Qui abbiamo a che fare con una gestualità del tutto in balia del sentimento e dell’impulso del momento.  Il calibro è enorme, il tracciato è fortemente ascendente, la pressione è così forte che sembra voler traboccare dal foglio. Sono presenti numerosi spasmi pressori (Intozzata II) indice di un’emotività accentuata e fuori controllo. La dinamica del Largo tra lettere e del Largo tra parole è completamente diversa dalle prime due lettere (qui abbiamo tra l’altro un accentuato Stretto tra lettere e tra parole). Sono presenti confusioni e intrecciamenti tra righe e ampollosità esagerate negli allunghi inferiori  che denoterebbero, da un punto di vista grafologico, erotomania, confusione mentale e indistinzione tra il piano ideale e quello materiale. In termini psicoanalitici avremmo un Super-Io che si è fuso con l’Es.

Tutto il complesso parla di squilibrio unito a spavalderia e tracotanza. È un soggetto che non si controlla, in preda agli impulsi più disparati della sua fervida immaginazione. Ha un’altissima concezione di sé, fino ad apparire ridicolo (ma guai a farglielo notare). È una persona fondamentalmente astiosa, ipervigilante e paranoica (Angoli A, Acuta). È profondamente retratto in se stesso e scostante nei confronti degli altri, non ragiona sulla conseguenze delle proprie azioni. Può avere momenti di collera improvvisa  che si traducono in rabbia cieca per la fortissima energia di cui dispone e per la forte irritazione che lo pervade. Tende ad avere una concezione ostile degli altri e della società nel suo complesso, è incline ad avere da ridire su tutto e tutti anche se non riuscirebbe ad argomentare le proprie posizioni. Dal punto di vista sessuale manifesta enorme cedevolezza agli impulsi e tendenziale sadismo (aperture a capo in lettere con 10/10 di Angoli A).

È evidente da questo ritratto che se pure questa non fosse la scrittura di Jack lo squartatore, sarebbe comunque la scrittura di un soggetto che dal punto di vista psicologico avrebbe poco da invidiargli.

Anche da un punto di vista contenutistico ci sono molte differenze rispetto alle lettere precedenti. Manca la firma (il nomignolo Jack the Ripper si riscontra nelle prime due lettere ma qui non compare) e la leziosa intestazione della lettera n.1 è sostituita da un più inquietante"From Hell" (dall’inferno). Anche il raccapricciante allegato, il rene, conferma che non abbiamo presumibilmente a che fare col tipico buontempone.

Se questa fosse la scrittura di Jack lo squartatore sarebbe quella di un serial killer che non pianifica i propri delitti ma agisce d’impulso. È una persona che può cadere in grosse ingenuità (Calibro alto, Stretto tra parole) sia perché si sopravvaluta, sia perché non ha una grande capacità di pianificare le proprie azioni.  Nemmeno la notevole confusione mentale in cui versa sarebbe favorevole alla pianificazione dei delitti poiché risulta in balia della sua immaginazione, che presenta un carattere compulsivo e intrusivo. Avremmo quindi a che fare con un serial killer di tipo disorganizzato. È anche significativo il fatto che nel corso della lettera il controllo venga meno. È probabile che più si lascia andare alla sue azioni criminose più si accende la sua passione e più perde il controllo.

Possiamo immaginare che un individuo del genere avrebbe finito per tradirsi e che se non l’ha fatto, e non ha continuato a uccidere, deve essere intervenuta qualche altra causa. Potrebbe essere quindi stato internato o magari imprigionato per altri reati (atti di libidine violenta) o infine morto. Qualora fosse la sua scrittura sarebbe invece improbabile che abbia smesso di uccidere perché non provava più alcun interesse a farlo.

Comunque stiano le cose è probabile che l’autore della lettera n.3 all’inferno ci vivesse davvero. La sua è una scrittura di una persona profondamente sofferente, in forte contrasto con sé e con gli altri. È raro che in un’analisi grafologica si possa usare la parola "cattivo", ma in questo caso l’aggettivo non sarebbe fuori luogo (Acuta+Stretto tra lettere).

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